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Un sospiro, un suono.
Un sospiro, una macchina che va.
Un sospiro, un uccello vola disperso in una nuvola atterrata.
Un sospiro, dell'acqua invisibile ti accarezza.
Un sospiro, il tuo parabrezza di popola di minuscole perle.
Un sospiro, il Tempo allarga di un foro la sua cintura.
Un sospiro, e il tuo respirare acquista più pesantezza, più importanza.
C'è un tocco di Dio in più nella nebbia. E' un regalo di Natale, un uovo di Pasqua, un cioccolatino a San Valentino, uno spruzzo d'acqua fresca a Ferragosto. Ed è per tutti.
E' Dio stesso che si riappropria del suo rapporto personale con te. Ti toglie l'obiettivo dagli occhi, la tua meta verso cui correresti se fosse più visibile.
La Città si ritira ed esce dai tuoi occhi in punta di piedi.
Dio è nella nebbia. E con Lui c'è Tutto e Niente, vestiti a festa con l'abito bianco.
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Pace Amore e Gioia infinita
concesse di essere amico di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!
Sì, - chi anche una sola anima
possa dir sua nel mondo!
Chi invece non c'è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!
Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
vanno i buoni e i malvagi
sul sentiero suo di rose!
Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!
La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!
Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.
Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero Fratelli,
sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.
Vi inginocchiate, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!
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Sei morbidamente condannata a credermi sterile.
Perchè sono muto, ma non cieco, nè malforme. Non parlo, ma scrivo, e tanto. E se ci riesco, è solo grazie a te.
Grazie.
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Ma tanto lo so.
Ti ricordo, ti ho conosciuto come solo io ho saputo fare, arrogandomi con malcelata amarezza la capacità di scrutarti in quegli occhioni verde mare. E ricordo ancora serate di pelle su pelle nell'eco di frasi come Non finirà mai, o Ti amerò per sempre. Ancora risuonano sterili per la mia stanza, tristi nella consapevolezza che la loro assolutezza è ormai infranta. Adesso vivi, navighi nel tuo vivere incerto e indeciso come solo una ragazza come te sa fare, persa nella tua vita tumultuosa come io nella mia. Ti guardo, ti scruto, distolgo gli occhi ma mi rimani impressionata dentro, sulla pellicola dei miei ricordi. Da lì pallide penombre di capelli e profumo risalgono, appaiono perfette nella loro imprecisione, e diventano infine quello che sono: l'anticamera del passato che ha ancora voglia di vivere. Lui lo sa che non può, che io non voglio perchè è cio che è, un'entità sterile e con tanti figli come cani sciolti, rabbiosi e pieni di rancore.
E tu sei lontana ormai. Non mi sfiori, non mi scaldi, non mi inebri col profumo dei tuoi capelli, e i tuoi occhioni verde mare.
Perchè sei il passato, è come tale non sei più tu.
Come un fulmine in una foto.

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Occhi
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Ci ha provato il coraggio, ha fallito miseramente.
Assapori sulle tue labbra l'eternità che vi è passata
Stringimi forte, e non spariremo come ombre nella notte
Scacciate dalla luce vacua e crudele dell'aurora

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immensa, perché il Tempo - mentre ch'io parlo! - va,
Totò opra in disparte, sorride, e meglio aspetta.
E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.
[Guido Gozzano]
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Li puoi infastidire e loro non possono fare niente. E se tu li liberassi sul balcone, loro non potrebbero scappare. Loro non sanno volare, hanno le ali troppo deboli. Hanno perso questa possibilità molti anni fa.
La gabbia alla fine te la crei addosso, non serve mettertela intorno
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Come puoi sopravvivere, proprio tu, uomo, animale debole perchè dominato da istinti irrazionali? Cosa ti sei fatto per resistere a quelle sensazioni semplici di cui hai bisogno? Perchè, uomo, rifuggi nei tuoi prodotti alla ricerca di felicità immediate che hai sotto gli occhi, le mani, il naso, le orecchie?
Sveglia, Uomo! Sveglia! E' già tardi, ma non definitivamente. Riprendi in mano il tuo essere umano.
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Prendi una foto, e guardati.
Sei ancora quello lì? Magari quello di due, tre, cinque anni fa?
Riconosci chi ti sta intorno? Leggi ancora nei loro occhi ciò che sono ora?
Guarda i vostri vestiti. I vostri abbracci. Le vostre distanze. I vostri capelli. Le vostre scarpe.
I vostri sorrisi. I vostri occhi. Siete ancora quelli lì?
No. Siamo altri. Siamo cambiati. Stiamo cambiando. Abbiamo preso altre vie, a volte non ce ne siamo neanche accorti.
Non serve aver voglia di essere on the road, lo siamo e basta. Bisogna solo predisporsi alla lunga strada davanti.
Lunga, lunga, inesorabilmente lunga.
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Notti prima degli esami
Notti di attesa nell'aria.
Notti di nuvole intergalattiche che prendono il largo in cieli psichedelici.
Notti dei presagi, dei sabba, degli scongiuri.
Notti di cicale, di grilli, di zanzare.
Notti di fogli come farfalle, bianche e fuggenti per la tua camera.
Notte di ore che non passano, o passano troppo velocemente.
Notti di fughe, notti di ritorni.
Notti di follia, notti di quiete.
Notti del bivio senza strada maestra.
Notti in quarta, senza più la retromarcia.
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Diventi una candela che, pur di spegnere la fiammella, non vede l'ora di consumarsi fino in fondo.
Cosa ci spinge a voler fuggire dalla propria casa? Mio nonno ad 11 anni fu messo con 160 metri di stoffa su di una spalla, e mandato in un villaggio sperduto sul Gargano. E vendette tutto.
Oggi c'è gente che a trent'anni ha paura di mettere il naso fuori dalla porta di casa. Ma io non ho paura, ne ho voglia. Terribilmente voglia.
Ci sono tante cose che devono accadere, e io ho sentimenti contraddittori e divisi tra l'impazienza e l'ansia. C'è tanto da vedere, tanto da fare, tanto da dire.
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Io mi accosto a te di notte
ultimo dei tuoi amanti
con cui hai gioito tutto il giorno
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Una gettata di cemento a picco sulla scogliera diventa un tenero e rimembrante lido della bella gente che fu. Ma a guardarlo bene quello è proprio un obbrobrio, un pugno nell'occhio al litorale, eppure...tutto sfuma,magari i sotterfugi per costruirla, le bustarelle giuste date alle persone giuste.
Il tempo sà distribuire una coltre omogenea di segatura sul sangue e il vomito dell'Uomo, e alla fine non distingui tra l'ecomostro e il cobalto del mare, al massimo riconosci un economico parquet di truciolato.
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Siamo formiche con un granello di polvere sul dorso, e fatichiamo e arranchiamo per arrivare in tempo al formicaio, come tutti chiedono, come tu senti di voler fare.
Come ciclisti alla volata finale, per arrivare solamente ad un'altra tappa. Un gioco di strategia o di attacco, questo lo vorresti decidere tu, ma poi ci sono sui bordi della strada tutte quelle persone, che sono venute lì tutte per te, per sollevarti durante la tua apoteosi, durante la tua vittoria. Non puoi, non vuoi deluderli, ma ce la puoi fare? Puoi permetterti di fallire?
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Le luci di Maggio
I profumi d'estate
La tua voglia di partire.
Le piante respirano, palpitano
I tuoi capelli si sciolgono e prendono vita.
E le serate guidate ad occhi chiusi dallo zampirone,
E il mare è china graffiata dall'arancio il giallo il bianco il roseo l'amaranto
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Maggio

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Tre allegri ragazzi morti - Il mondo prima

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Turismo sanitario
[fonte: blog di Beppe Grillo]

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